Isteria mediatica; insulti alla ragazza malata e accanimento mediatico.

vivisect

 

Tanto per non essere originale, oggi su questo blog si parla del tanto decantato “caso” riguardante Caterina, la ragazza malata insultata dai tanto odiati “animalisti integralisti” per la sua posizione favorevole alla sperimentazione animale, che come tant* altr* si è fatta fotografare con in mano un foglio in cui con qualche riga spiega la sua situazione e tutto ciò che ne consegue, la sua foto è reperibile in uno di quegli album su qualche pagina seguita dai feticisti della macchina riproduttrice di realtà chiamata “facebook”, uno di quelli che trovate su qualche pagina pro-vivisezione tipo “le cazzate dei vegetariani” o “a favore della sperimentazione animale”.

Ho scritto “caso” tra le virgole perché un caso lo hanno fatto diventare. Oggettivamente e senza attaccare o difendere qualcuno, quanti insulti a persone rientranti in categorie ritenute moralmente inattaccabili sono piovuti sui social network? Quanto black humor e cattiveria su Sarah Scazzi, su Yara, sulla ragazzina morta per l’esplosione davanti alla scuola di Brindisi, su tutti i morti della concordia, su Carlo Giuliani ed i suoi parenti, sulle persone trans ed omosessuali morte per suicidio o assassinio ecc…? Ebbene, perché tutte queste situazioni di derisione e insulto non vengono prese con tanto fervore dai mezzi di diffusione? Perché determinati “casi” vengono infarciti ed evidenziati solo quando si tratta di cavalcare l’onda, e di fare determinate mosse politiche ben orientate a difendere status quo e interessi particolari.

Ritengo che la diffusione di una visione del mondo antispecista e della pratica vegan nel pezzetto di terra delineato e denominato “Italia”, che ha preso sempre più piede (seppure assolutamente non a sufficienza, sia chiaro) dal 2010 ad oggi, stia alimentando coscienze critiche verso le varie tecniche di sfruttamento animale ed antropocentrismo vario, e così facendo  la guerra tra autoritarismo umano e coscienza antispecista abbia preso caratteristiche sempre più concrete e materiali, fino a far scendere platealmente in campo chi ha tutto l’interesse che questo sistema di cose unidirezionale rimanga intatto tramite i media a lui asserviti; è stato preso un esempio tra tanti che la rete riproduce a non finire, e lo si è argomentato per infangare schiettamente chi ogni giorno, nel proprio quotidiano e nel sociale, lotta  contro lo sfruttamento degli animali non umani, dentro i laboratori e non.

Ed ecco qui lo stereotipo dell’animalista nevrotico e degradante ben cucinato, gli ingredienti sono; prendere 30 commenti su un social network (sì, perché di soli 30 commenti si parla) che tutti sono buoni a scrivere (anche gli inteneriti davanti agli occhioni dolci dei gattini/cagnolini ma incoerenti nel vivere quotidiano), ingigantire il tutto con aggettivi tipo “mostruosi” o “estremisti”, e soprattutto mischiare questi soggetti al grosso numero, sminuendo e denigrando un’intera cerchia di attivisti per la liberazione animale solo grazie a 30 stupidi commentucci su facebook che qualsiasi sfigato è bravo a fare.

E per i tanto preoccupati degli “animalisti integralisti”, che avranno letto premurosamente questo articolo con il groppo alla gola aspettando un segno, una smentita, un dissociarsi dai brutti e cattivi fanatici, ebbene eccolo; chi combatte seriamente per la libertà di tutt*, umani e non, si dissocia dai tanto fustigati commenti satanicoterroristiblecblocanimalisti, ma non riconoscendoli come “mele marce”, bensì come un qualcosa di inconsistente e non parte della nostra lotta.

Ecco altri articoli interessanti che propongono altre visioni della situazione; http://abbattoimuri.wordpress.com/2013/12/29/lultima-frontiera-della-sperimentazione-animale-strumentalizzare-malat-per-ottenere-consenso/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/27/biologa-e-con-sclerosi-multipla-ecco-perche-dico-no-alla-vivisezione/308269/