Isteria mediatica; insulti alla ragazza malata e accanimento mediatico.

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Tanto per non essere originale, oggi su questo blog si parla del tanto decantato “caso” riguardante Caterina, la ragazza malata insultata dai tanto odiati “animalisti integralisti” per la sua posizione favorevole alla sperimentazione animale, che come tant* altr* si è fatta fotografare con in mano un foglio in cui con qualche riga spiega la sua situazione e tutto ciò che ne consegue, la sua foto è reperibile in uno di quegli album su qualche pagina seguita dai feticisti della macchina riproduttrice di realtà chiamata “facebook”, uno di quelli che trovate su qualche pagina pro-vivisezione tipo “le cazzate dei vegetariani” o “a favore della sperimentazione animale”.

Ho scritto “caso” tra le virgole perché un caso lo hanno fatto diventare. Oggettivamente e senza attaccare o difendere qualcuno, quanti insulti a persone rientranti in categorie ritenute moralmente inattaccabili sono piovuti sui social network? Quanto black humor e cattiveria su Sarah Scazzi, su Yara, sulla ragazzina morta per l’esplosione davanti alla scuola di Brindisi, su tutti i morti della concordia, su Carlo Giuliani ed i suoi parenti, sulle persone trans ed omosessuali morte per suicidio o assassinio ecc…? Ebbene, perché tutte queste situazioni di derisione e insulto non vengono prese con tanto fervore dai mezzi di diffusione? Perché determinati “casi” vengono infarciti ed evidenziati solo quando si tratta di cavalcare l’onda, e di fare determinate mosse politiche ben orientate a difendere status quo e interessi particolari.

Ritengo che la diffusione di una visione del mondo antispecista e della pratica vegan nel pezzetto di terra delineato e denominato “Italia”, che ha preso sempre più piede (seppure assolutamente non a sufficienza, sia chiaro) dal 2010 ad oggi, stia alimentando coscienze critiche verso le varie tecniche di sfruttamento animale ed antropocentrismo vario, e così facendo  la guerra tra autoritarismo umano e coscienza antispecista abbia preso caratteristiche sempre più concrete e materiali, fino a far scendere platealmente in campo chi ha tutto l’interesse che questo sistema di cose unidirezionale rimanga intatto tramite i media a lui asserviti; è stato preso un esempio tra tanti che la rete riproduce a non finire, e lo si è argomentato per infangare schiettamente chi ogni giorno, nel proprio quotidiano e nel sociale, lotta  contro lo sfruttamento degli animali non umani, dentro i laboratori e non.

Ed ecco qui lo stereotipo dell’animalista nevrotico e degradante ben cucinato, gli ingredienti sono; prendere 30 commenti su un social network (sì, perché di soli 30 commenti si parla) che tutti sono buoni a scrivere (anche gli inteneriti davanti agli occhioni dolci dei gattini/cagnolini ma incoerenti nel vivere quotidiano), ingigantire il tutto con aggettivi tipo “mostruosi” o “estremisti”, e soprattutto mischiare questi soggetti al grosso numero, sminuendo e denigrando un’intera cerchia di attivisti per la liberazione animale solo grazie a 30 stupidi commentucci su facebook che qualsiasi sfigato è bravo a fare.

E per i tanto preoccupati degli “animalisti integralisti”, che avranno letto premurosamente questo articolo con il groppo alla gola aspettando un segno, una smentita, un dissociarsi dai brutti e cattivi fanatici, ebbene eccolo; chi combatte seriamente per la libertà di tutt*, umani e non, si dissocia dai tanto fustigati commenti satanicoterroristiblecblocanimalisti, ma non riconoscendoli come “mele marce”, bensì come un qualcosa di inconsistente e non parte della nostra lotta.

Ecco altri articoli interessanti che propongono altre visioni della situazione; http://abbattoimuri.wordpress.com/2013/12/29/lultima-frontiera-della-sperimentazione-animale-strumentalizzare-malat-per-ottenere-consenso/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/27/biologa-e-con-sclerosi-multipla-ecco-perche-dico-no-alla-vivisezione/308269/

COSA C’È CHE NON VA NEL COMPLOTTISMO

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Chiamiamo complottisti quell’esercito di paranoici, capaci di trovare segni macabri e trame maligne ovunque, fondatori di gruppi che fortunatamente esistono solo sul web e  nella realtà agiscono poco, soprattutto in maniera ridicola. Avrete sicuramente visto i loro video e letto le loro teorie più di qualche volta nel vostro tempo; dai marchingegni capaci di scatenare terremoti agli alieni che vivono sotto la superficie terrestre, dalle rivoluzioni pilotate dagli americani alle scie chimiche. Blog come “LoSai”, “ComplottistiXCaso”, movimenti politici come “Stato e Potenza” e addirittura il Movimento 5 Stelle propagando queste teorie, senza contarne l’effettivo peso dei contenuti e molte volte senza controllarne nemmeno la veridicità delle informazioni.

Nella prima comparsa di questo fenomeno se ne intravedeva erroneamente un certo potenziale sovversivo; l’opposizione al new world order e alla società del controllo, la denuncia delle nanotecnologie genericamente e del microchip sottocutaneo… Negli ultimi anni è uscita la loro vera faccia reazionaria; nazionalismo, eterosessismo, antisemitismo e tanto altro ancora. Ciò ha segnato l’inizio di una dura critica soprattutto da chi a primo impatto li ha sostenuti, ed un loro avvicinamento ai gruppi più a destra qui in Italia (vedasi la partecipazione di LoSai ad un presidio di Forza Nuova e la loro sostanziale collaborazione http://www.noodls.com/view/6653EEB3B6F2A8BAC2AF4C7F6F25A3D3C04CCA7B)

Cosa c’è che non va nel complottismo secondo me, oltre ciò che ho appena dissertato? Lo specifico in alcuni punti.

1) SI SCAMBIA DISINFORMAZIONE PER CONTROINFORMAZIONE

Una peculiarità dei suddetti individui è che prima formulano la teoria, poi si scagliano contro i mass media rimproverandoli di tacere a riguardo, mentre invece per fare un analisi più lucida del modo con cui i mass media distorcono la realtà sarebbe più giusto leggere/guardare le informazioni distribuite e crearne l’antitesi, di conseguenza essere supportati da prove, loro invece no! Prima creano l’antitesi e poi fanno l’analisi delle informazioni distribuite dai media mainstream; in questo modo viene saltata la filologica conseguenza di fornire delle prove alla propria teoria, e si scade così nel sostenere l’esistenza di cose assurde senza troppe evidenze, come l’ HAARP (http://ceifan.org/haarp.htm) ad esempio, argomentando con lamentele come “sisi allora pensi che in tv ci sia la verità!” oppure “eh, e perché allora i mass media non ne parlano?” difficile fargli capire che essendo una loro teoria i mass media non hanno ne interesse ne sconvenienza nel trattarle, anche io potrei sostenere l’esistenza della fatina dei denti e giustificarmi con il fatto che i mass media non ne parlano e allora dev’essere una verità scomoda per il sistema. In questo modo si scambia pericolosamente la disinformazione per controinformazione, è una trappola nella quale rischia facilmente di cadere chi è ancora alle prime armi con la critica al capitalismo e al controllo globale (quanti compagni hanno passato una fase in cui ci sono cascati in tutto ciò, soprattutto nei primi momenti della propria formazione?). Tutto ciò rischia di “Inquinare” la lotta contro l’oppressione, mischiando informazioni false e deleterie con informazioni reali ed ostili all’autorità.

2) SENSAZIONALISMO ED EMOTIVITÀ

Il complotto li affascina, li attira, li eccita, esercita su di loro un’attrazione fatale l’idea che ci possa essere un retro-mondo, un qualcosa di eternamente nascosto, di intravisto e di macabro. Questo loro fetish viene ai ferri corti con la realtà, si perché nonostante possa essere bello e intrigante il loro viaggio mentale su tutto, non ci sono motivi per cui una cazzo di setta massonicasatanicapedofila debba lasciare segni di qua e di là, indizi ed emblemi della loro presenza. Mi spiego meglio; specificatamente si potrebbe parlare della loro perversione nel trovare messaggi subliminali ovunque; basta il primo simbolo o cosa che suona strana a farli sobillare, l’emotività li avvolge e si gettano in grossi lavori impegnativi di smascheramento e rivelazioni varie, wow è veramente sorprendente vedere come se rigiro il pezzo dei jonas brothers si senta “Oh my sweet Satan”, come ci  sia effettivamente un 666 sulla porta disegnata in quel cartone della disney, e le parti sataniche nei pezzi delle last ketchup colpiscono molto! Peccato che strategicamente non ha senso mettere segni della propria presenza se si è una brutta e cattiva setta satanicamassonicapedofila che vuole conquistare il mondo infilandosi nelle istituzioni. Come scusa? Parlate di convincimento del subconscio? Interessante, peccato che non è mai stato  dimostrato che il cervello umano possa leggere le canzoni rigirate e unire i puntini per formare simboli e numeri, in compenso è stato provato che il nostro cervello in un miscuglio di suoni o immagini può vedere tutto ciò che esso vuole, e mi sembra proprio che sia il caso di chi rigira pezzi musicali o unisce puntini trovandovi satana, massoneria, pedofilia, sesso e robe varie. Evidentemente, sull’onda dell’irrefrenabile emotività, si fanno deduzioni che poco hanno a che vedere con l’irreale, senza tenere conto di tutte le razionali implicazioni che esse hanno.  L’esempio più lampante di come l’emotività tragga in inganno potrebbe essere il caso dell’attentato ad Adinolfi, tra le file dei complottardi più beceri ci fu chi accusò le cellule di fuoco anarchiche di essere manipolate da Casapound sulla base di una vaga somiglianza tra simbologie, facendo una figura di un ridicolo colossale dato che le cellule di fuoco con le loro simbologie sono attive in altri paesi già da prima della nascita di Casapound Italia. Un’altro loro plateale difetto è il ridicolo e convulsivo sensazionalismo con il quale attecchiscono all’attualità; di complotti indiscutibilmente la storia è piena, quello dell’11 settembre 2001 è stato  probabilmente (non effettivamente) l’ennesimo teatrino con il quale l’imperialismo e il potere economico capitalista che reggono questo sistema si sono perpetuati, i vari complottisti come si relazionano a tutto ciò? Stupore, logorrea, paranoia, incredibilità e tante altre sensazioni che rivelano un immaginario dove determinati giochi di potere non sono la norma, dove si intravede il non rivelato concetto che determinate cose non abbiano mai scandito il continuo filone di guerre e stragi grazie ai quali la millenaria oppressione si regge in piedi. Chi accoglie con scandalo e sensazionalismo determinati avvenimenti lascia quasi intendere che non siano normalissimi in una situazione come quella che viviamo, come se il potere possa essere buono, o debba essere buono, in qualche modo, come se non fossero aspettabili e ordinarie determinate trame che fanno parte integra dello statalismo e del capitalismo. Paradossalmente, chi grida a grande voce al complotto non capisce il reale agire del potere che critica, e si illude che esso sia infondo a se benevolo.

3) MISTIFICAZIONE DEL POTERE.

Forse il più grande difetto del complottismo è sotto gli occhi di tutti ma in pochi ci fanno caso; la mistificazione del potere. Per loro esiste un’enorme mente, un disegno globale, un unico progetto in cui verte ogni avvenimento che si scaglia sul panorama sociopolitico mondiale, un controllo totale che passa attraverso tutto e capace di calcolare ogni minima azione individuale. Una specie di supposta esistenza di un dio controllo, di un sistema di sorveglianza perfetto quanto un dio, capace di muovere colossi come pedine sul mondo/scacchiera che ormai domina e plasma a suo volere. È totalmente irrazionale credere in ciò; nulla è perfetto, nulla è totale, nulla è dio, anche l’autoritarismo ha i propri limiti ed imperfezioni essendo un fenomeno umano come un altro, ed è evidente che far credere che il controllo sia onnipotente è tra i primi interessi del potere stesso, così è possibile consegnare gli individui alla rassegnazione più totale. Detto questo viene da chiedersi; quanto ha di realmente minaccioso il complottismo per il potere? Viene da chiederselo soprattutto vedendo quanto vendono i DVD riguardanti il complotto dell’11 settembre venduti a milioni dopo il 2001, i programmi come “mistero” che sulla mediaset regala un altissima audience all’odiato regime plutogiudaicomassonico con le stesse teorie che dovrebbero metterlo in pericolo, i vari blog come LoSai che parlano di censura e controllo totale delle informazioni ma usano tranquillamente google (Ma come?? L’onnipotente potere plutogiudaicomassonico che tutto  può e tutto vede vi lascia scrivere sul più grande motore di ricerca del mondo???) e censurano biecamente ogni commento negativo (Cosa??? Censurati proprio da coloro che combattono contro la censura in rete?) Niente, probabilmente quest’esercito di schizzati non ha proprio un cazzo di niente che può essere minimamente pericoloso per chi domina le nostre vite. Non l’ha mai dimostrato, non ha mai scalfito il sistema, anzi a vedere come è stato facilmente recuperata questa visione delle cose sembra quasi che l’alone di sovversione che la caratterizzava sia sparita ed ora si tratti solo di un teatrino per attrarre, una serie di leggende metropolitane che fanno ascolti e vendite.

Detto ciò potrei avanzare l’ipotesi che le teorie del complotto siano complotti esse stesse, basandomi sulle riflessioni appena scritte, ma sinceramente di inerpicarmi in inutili viaggi mentali e contorte acrobazie dialettiche non mi va e non credo serva a qualcosa; mi basta semplicemente augurare che si possa finalmente scansare la nebbia che offusca una reale critica con l’esistente, e che la lotta venga totalmente indirizzata contro lo stato, il capitale ed i suoi servi, non contro fantasmi ed astrazioni ridicole.

 

PERCHÈ NON POSSIAMO ESSERE ANTISPECISTI E FASCISTI

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Tra contestazioni durante presidi e cortei, arresti di individui ambigui per azioni dirette, e semplicissime litigate da social network, nel movimento animalista e antispecista italiano sta emergendo sempre di più un problema, se così lo si vuol definire, rispetto alla correlazione tra antispecismo e politica. Quanto questi due fattori si equivalgono, si differenziano, o fanno parte di una cosa sola? E soprattutto, è una grande contraddizione essere antispecisti e fascisti? Io dico senza mezzi termini di sì, per ragioni sia teoriche che pratiche. Dunque, analizziamo bene le motivazioni che spingono me e tanti altri individui a vedere questo accostamento come un chiarissimo ossimoro, e che hanno spinto animalisti apolitici e in molti casi menefreghisti allo stupore argomentato con principi di unione senza freni e senza fondamenta, risultando poco realisti e molto fintopacifisti.

L’ ANTISPECISMO È ANTITRADIZIONALISTA

La tradizione è quel principio che lega l’uomo al passato, che gli impone una visione del mondo e dell’universo come quella che i suoi antenati gli hanno consegnato, per fare ciò si utilizzano diversi mezzi di coercizione e di indottrinamento nell’età infantile del singolo dentro la propria comunità. I Tradizionalisti asseriscono che la tradizione, quindi il legame indissolubile col passato, sia indispensabile per lo sviluppo di una civiltà.
Questi principi hanno come colonna portante il cattolicesimo, o una qualsiasi religione prioritaria, e sono sostenuti soprattutto da monarchici, fascisti, nazionalsocialisti, rexisti, alcune destre più generiche e anche alcune visioni rossobrune e socialiste molto di nicchia.
In Italia determinate idee vengono portate avanti da partiti e movimenti come Forza Nuova, Militia Christi, Stato e Potenza, Casapound (Anche se non si affianca mai a tutti i gruppi menzionati prima, espone pensieri nazionalisti e ha come ispiratore Julius Evola, storico tradizionalista e razzista seppur non biologista) e gruppuscoli del web o poco presenti nella realtà vari.
Bene, mi sembra molto ovvio che l’antispecismo e la pratica del veganismo venga ai ferri corti con tutto ciò esplicato in queste righe precedenti.
Prima di tutto perché la tradizione è anche alimentare. Le identità nazionali, i legami con il passato, le differenze culturali si mantengono anche con diverse abitudini, tra cui quelle culinarie. Nel momento in cui, ad esempio, un Italiano diventa vegano rinnega l’ alimentazione mediterranea, tipica del suo pezzo di terra delineato e parte di un insieme di differenze che lo rilegano alla propria “identità” da italiano. Abbracciare l’alimentazione vegana è possibile a un qualsiasi individuo al dì là della sua nazione di origine, perché i confini nazionali non sono più importanti della sofferenza animale e dell’empatia. Si può ricavare da ciò una visione cosmopolita del veganismo, mettendo al primo posto l’antispecismo rispetto l’identitarismo culturale e nazionale. Lo scontro tra tradizionalismo e antispecismo è quindi inevitabile.
Oltretutto, quante tradizioni consistono in brutalità sulle specie animali non umane?
Si potrebbe pensare alla classica Corrida, o al taglio in due del maiale nel villaggio vietnamita di Nem Thuog, il rodeo di Tolfa, e a tantissime torture varie che non sto qui ad elencare, che raggiungono livelli di brutalità assurdi.
Il legame tra tradizione e specismo è pressochè inscindibile; la tradizione festeggia la vittoria e il dominio della specie umana rispetto alle altre specie animali, il tradizionalismo predilige il ruralismo, ovvero è a favore di una più presente cultura fatta di pesca, allevamento e agricoltura, anche per mantenere il modello di famiglia tradizionale, e per quanto questo stile di vita possa sembrare legato alla terra e biologico, e per quanto possa esser ripugnante l’ industrializzazione e l’ urbanismo assurdo, esso si fonda su una visione antropocentrica e sfruttatrice, anche se in scala ridotta e più “morale”.
La visione antispecista e il veganismo quindi antepongono il rifiuto della violenza sulle specie animali rispetto a tradizioni, nazionalismi e identitarismi vari. In totale contrapposizione con i valori che le destre, i cattolici, i fascisti e i nazionalsocialisti hanno sempre portato avanti.

L’ ANTISPECISMO È ANTIGERARCHICO

La gerarchia presuppone l’esistenza di un gruppo di esseri a cui sono destinati alcuni privilegi, alcune manzioni, alcune specialità rispetto ad altri più in basso in una scala di categorie e gruppi di individui. Insomma, una visione gradualista della civiltà.
La mentalità e l’ ideologia della gerarchia porta buona parte dei più accaniti sostenitori di essa a sostenere l’ esistenza di gerarchie non solo nel contesto sociale, ma anche tra umani, dividendoli in razze, e tra specie, affermando antropocentrismo e catena alimentare, dando delle basi di presunta biologia, eugenetica e pseudo-naturismo. I sostenitori del’ideologia della gerarchia sono appunto i fascisti e i nazionalsocialisti (A dire il vero non solo loro, ma una più ampia gamma di pensieri e costrutti vari). Anche se c’è qualcuno che sostiene di volere una gerarchia di tipo intellettuale o attitudinale, avvolgendo il tutto in filosofeggiamenti e romanticismi vuoti, l’ ideologia della gerarchia non può che scadere, per una serie di logiche interne al proprio costrutto, in ciò che ho descritto prima (Biologismo, eugenetica, razzismo, antropocentrismo ecc…)
Pensandoci bene, non sono proprio questi gli elementi che giustificano il dominio umano sul regno non umano? Pensandoci bene si.
Il rapporto moderno tra umano e animale non umano è un rapporto gerarchico, giustificato con concetti interni al’ ideologia della gerarchia, e alimentato dalla stessa maniera con cui la gerarchia procede nel regno umano.
Pensare che agli umani sono destinati alcuni privilegi, come divorare animali senza averne necessità, squoiarli e indossarli, testare su di loro i propri prodotti, è un’idea specista scaturita dalla cultura della gerarchia, anzi, la stessa cultura della gerarchia è figlia proprio dello specismo.
E’ quindi essenziale rompere innanzitutto le gerarchie tra umani, per poi rompere quelle tra specie, perchè l’abolizione a scompartimento è vuota e porta logicamente al contrario delle sue finalità.
L’ ANTISPECISMO È ANTIRAZZISTA

Dividere gli uomini in razze, assegnare a ognuna di queste razze compiti diversi, metterle su diversi piani di importanza è ciò che c’è di più specista sulla faccia della terra. L’ idea più brutale e cinica riguardante la divisione del’ uomo in razze consiste nel vedere negli individui con la pelle più scura dei sub-umani, delle scimmie non del tutto evolute, e nei bianchi i portatori massimi della civiltà e del’ umanità, quindi autorizzati a dominare e diffidare i neri. Quindi il nero è considerato un animale non del tutto umano, più in basso nei gradi di evoluzione. Qui si riscopre la gerarchia basata su concetti di specie aspramente criticata dal pensiero antispecista. Quest’idea, inutile puntializzarlo, è stata portata avanti nella storia moderna dal nazionalsocialismo e dal fascismo, in precedenza venne utilizzata come scusa per il colonialismo e la civilizzazione, sia dai primi coloni europei che fondarono l’america, sia dagli americani stessi per soggiogare l’ Africa e espropriare le sue risorse. Si può ben immaginare come concetti di superiorità razziale siano stati usati come arma per il controllo dei territori e profitto economico di alcuni gruppi di individui rispetto ad altri, un po’ come concetti antropocentrici e specisti siano utili per il profitto di chi specula sullo sfruttamento animale. Il Darwinismo sociale ha fornito una delle colonne portanti per il razzismo e per lo specismo; secondo Darwin le razze mantenevano la diversità nella specie umana ed era importante non dar spazio a mescolanze e libertinaggi tra di esse, e prendeva come modello la maniera in cui l’uomo si comportava con gli animali per esortarlo a mantenere lo stesso atteggiamento anche tra gli umani stessi. Insomma, l’uomo, la donna, i bambini, e le razze dovrebbero comportarsi come le bestie da allevamento. Ed è proprio questa l’idea che porta gli antispecisti ad abracciare l’ antirazzismo.
Un esempio lampante della grande incoerenza sotto questo punto di vista da parte dei vari fascisti, nazionalsocialisti e destre radicali, può essere quello degli Hate For Breakfast, gruppo Hardcore Punk appartenente a Casapound, che in una canzone chiamata “Bastardo Vivisettore” lamentano le condizioni ciniche e deplorevoli in cui le vittime della vivisezione si trovano, gridando come ritornello “Vivisezione è morte, vivisezione è crudeltà!”, ma in un altro pezzo chiamato “Squadrismo Hardcore”, sembrano non provare le stesse emozioni per le vittime del razzismo e dei pestaggi omofobi, gridando “Barboni, froci e tossici tutti da bastonare!” o anche “sfigato antirazzista, torna nei campi di cotone a suonare la musica dei negri!”.

L’ ANTISPECISMO È ANTISESSISTA

Nella cultura fascista esiste un regime della procreazione; la nazione dev’essere fertile, bisogna incentivare nascite e spronare alla riproduzione culturalmente e legalmente, tutti coloro che non figliano sono traditori, inutili e dovrebbero essere estirpati. Non è questo il messaggio che si evince, ad esempio, dai vari cartelli di Forza Nuova con su scritto “BASTA FROCI” o “L’Italia ha bisogno di figli, non di omosessuali”? In questo specifico regime della procreazione la donna ha un ruolo fondamentale; essere fecondata e sfornare elementi utili alla nazione, e l’ uomo ha il ruolo di essere virile, possessivo e riproduttore. A tutto ciò spesso si mischiano dottrine cattoliche che riflettono questo regime nel nome di dio, del’ umanità e della morale.
In questa visione industriale della procreazione si privilegia la visione famigliare uomo-donna-figli, tutto il resto risulta inutile, se non assurdamente nocivo, come omosessuali, lesbiche, o semplicemente qualsiasi individuo che per ragioni proprie non voglia figliare o rifiuti il modello famigliare imposto, addirittura arrivando in alcuni casi al’ eugenetica, sostenendo che gli sterili per problemi biologici sono inutili quindi eliminabili, tra cui anche i down, cosa che non leggerete mai in un volantino o in un manifesto di gruppi fascisti, ma scoprirete con il dialogo e implicitamente.
Come funziona un allevamento? Nello stesso IDENTICO modo. Viene stimolata la procreazione e tutto ciò che non procrea viene eliminato, l’ importante è fare molti cuccioli per molto profitto, la donna animale ha la stessa funzione della donna umana; essere fecondata e sfornare elementi utili alla riproduzione, fecondata anche contro la sua volontà in alcuni casi; la mucca da latte viene fecondata in continuazione da un braccio meccanico che gli spruzza al’ interno dello sperma di toro, insomma uno stupro a ripetizione. Il maschio da allevamento deve essere virile e fecondare, tante volte riempito di ormoni contro la sua volontà e picchiato per costrizione, tutto il resto del bestiame o troppo vecchio, o sterile, o deforme viene ammazzato.
Rifiutando l’ allevamento, si rifiuta anche la società/allevamento che in parte è insita in quella moderna, in parte è portata avanti da chi ha idee fasciste.

L’ANTISPECISMO È ECOLOGISMO, QUANTO HA DI ECOLOGISTA IL FASCISMO?

Sappiamo bene tutti il legame stretto che esiste tra antispecismo ed ecologismo; l’ industria della carne inquina come poche altre industrie fanno sulla faccia della terra, e i vari veleni nel’ ambiente distruggono ecosistemi abitati da animali di ogni genere, la difesa della terra sulla quale viviamo è interesse sia nostro, sia degli altri animali che la abitano, perché i danni ambientali pesano su chiunque, al dì la del’ etnia, il sesso, la nazionalità e la specie. L’ ecologismo quindi supera i confini, si interessa della terra in se, e non vede la terra divisa dalle linee che gli umani hanno creato, ma solo da zone diversificate per clima e ambiente, quindi esso dovrebbe avere una lettura antinazionalista e cosmpolita. Ci sono però gruppi di nazionalisti che si definiscono “eco-fascisti”, vista l’ evidente contraddizione teorica, cosa ci può essere di pratico in questa strana visione del fascismo? Nulla. La risposta è nulla. Se andiamo a vedere nella storia il fascismo non è mai stato ecologista, Mussolini inquinò i laghi della Libia per invaderla, E distrusse la palude pontina per edificare nuove città, distruggendo un habitat sconfinato, ammazzando animali e sfruttando umani che morivano nel lavoro infinito, soprattutto per cause di malattie varie. Guardando nei giorni nostri, cosa ha di ecologista il fascismo? O viene ignorato o falsificato.
Forza Nuova se ne sbatte altamente del’ ecologismo, senza pronunciarsi ne contro ne a favore. Casapound è il caso più assurdo; se da un lato ha tra i suoi numerosi sottogruppi “La foresta che avanza” che si occupa della tutela del’ ambiente e di propaganda ecologista, da l’ altro lato nel suo programma ufficiale troviamo scritto al punto 10 “Ritorno all’energia termonucleare”. Le motivazioni? L’ italia deve essere autosufficente, e quindi anche se il nucleare inquina, bisogna averlo in casa perché se no si rimane costretti ad importare energia nucleare. In ciò troviamo una negazione del fatto che la salvezza del’ ambiente non sia da vedere sotto un punto di vista mondiale, ma sotto un punto di vista nazionalista, negando la cosa più logica ed ovvia che ci sia sul’ argomento, ovvero che l’ energia nucleare inquina ovunque, che sia in Francia, in Italia, o altrove, le radiazioni non si fermano ai confini nazionali fino a prova contraria. L’ abolizione del nucleare è quindi interesse di tutti, al dì la del modo in cui siamo distribuiti su questo pianeta e della distanza.
CONCLUSIONE
So di non essere stato breve e coinciso, ma un argomento come questo necessita spiegazioni ed approfondimenti non indifferenti. Spero che il messaggio sia comunque chiaro; per questi, e per altri motivi, è contraddittorio essere antispecisti e fascisti. Sono convinto che, dopo un’ attenta riflessione, buona parte di chi ha letto queste righe si troverà daccordo con me.

 

 

 

Nonnismo Militante

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Nell’orrenda società moderna si usa suddividere la vita di un individuo in 4 fasi principali; infanzia, adolescenza, età adulta, vecchiaia.
Ora, queste fasi hanno un qualcosa di inerente alla nostra biologia ed al cambiamento del nostro cervello nell’arco del tempo, o almeno in realtà è così, quando si sposta tutto sul piano societario la cosa cambia.Si assegnano numeri di inizio e fine di un percorso come se tutti avessero stessi scopi e stessa vita, si distribuiscono doveri e compiti a seconda della “maturità”, vengono impressi stereotipi e in alcuni casi si inventano di sana pianta fasi della vita inesistenti; vedasi la figura del teenager, una specie di adolescente che scimmiotta l’adulto e ripropone modelli di comportamento presi da televisioni e pubblicità, non a caso il “teenager” è un concetto nato e implementato proprio in america, una sorta di ragazzino alienato sottoposto ad un brainwashing costante che ti fa nascere un conflitto interiore tra l’odiarlo a morte ed il compatirlo per i propri atteggiamenti indotti.Questo mio discorrere dovrebbe aver fatto ben intendere quanto i comportamenti societari basati sulla propria età sono frutto della rappresentazione artistica di se stessa, e non di un reale rapporto dell’individuo con se stesso ed il suo cambiare nel tempo.Accade che in quest’orrenda società moderna si da un diverso grado di autorità a seconda del numero dei propri anni passati su questa terra. L’avanzare dell’età è come scalare una gerarchia, quasi senza neanche volerlo ci ritroveremo ad essere riconosciuti come in possesso di un qualche potere da chi ci circonda su chi ha meno anni e più considerazione da chi ne ha pari o ne ha di più. In tutto ciò il medio integrato aggiunge un gusto cinico nell’usare la propria età come un arma, una tremenda ed arrogante scusa per avere ragione su tutto ciò che lo mette in conflitto con i più giovani, conferma il suo dominio sulla discussione con argomenti come “sei solo un ragazzino”, “parla quando crescerai”, “non puoi ancora capire” e crea così un rapporto a senso unico dove per una disparità decisa in partenza lui si può permettere ogni mancanza di rispetto nei confronti del minore, ma viceversa suona come uno scandalo ed un’eresia.
Si chiama “Nonnismo” ed è l’atteggiamento arrogante e insopportabile degli adulti per sfogare le proprie frustrazioni sui minori, con la giustificazione che ciò serva a quest’ultimi come input verso l’integrazione del mondo che li aspetta quando avranno raggiunto la sua stessa età, in realtà il minore accumulerà tutta la violenza subdola che l’adulto ha sfogato su di lui e pretenderà di sfogarla a sua volta quando crescerà e si ritroverà più in alto nella gerarchia dell’età.
Quindi un circolo perpetuo, dove il carnefice si sfoga sulla vittima producendo un nuovo carnefice che si sfogherà su nuove vittime all’infinito… Così si perpetua la cultura autoritaria dell’adultismo; il controllo sociale degli adulti  sui minori e più fortemente sugli infanti, tramite la scuola, la famiglia ed ogni qualsiasi rapporto adulto/bambino.
Fondamento di  questa cultura è che l’adulto pretenda di ricollegare tutti i più giovani ad uno schema generale, spersonalizzandoli e non capendoli individualmente fino infondo (“eh voi giovani”, “voi alla vostra età”, “è normale ai tuoi anni”) così nascono i vari centri di indottrinamento sociale (asili, scuole, catechismo) che pretendono di impartire nozioni tutte uguali ad adolescenti ed infanti infondo a se tutti diversi, ma ciò è incomprensibile in una maniera quasi impossibile.
È questo che sfugge alle mentalità nonniste e alle istituzioni che portano avanti l’adultismo culturale; la varietà, variabilità, profondità e dinamicità del bambino o del ragazzo, nonostante chi è plagiato da questo mostro culturale pretenda ciecamente di essere l’esatto contrario; conoscitore per filo e per segno di ogni individualità più giovane, perché? Perché gli adulti sanno sempre  tutto e i giovani sono tutti uguali.
La grande  amarezza è notare che  atteggiamenti  figli di questa cultura sono vivi anche negli  ambienti che si propongono antagonisti di essa.
In una  maniera  settoriale, denigrare un migrante con frasi come “tornatene a casa  tua!” o “voi siete tutti ladri” appare inaccettabile e fortunatamente totalmente assente in ambiti libertari, ma sembra che mettere a tacere qualcuno in una discussione con frasi tipo “sei solo un ragazzino”, “ne riparliamo quando sarai più grande”, “non puoi capire, sei piccolo” sia cosa non troppo rara e pochissime volte contestata.
Questo perché in questa cultura ci siamo invischiati  tutti (compreso chi sta scrivendo ora), e tante volte prima di criticare ciò che c’è la fuori bisognerebbe guardare dentro se ed eliminare, almeno il più possibile, rimasugli di determinati prodotti societari (in questo caso adultismo e nonnismo) per avere  finalmente una visione di insieme della propria lotta ed un rapporto obiettivo con i nostri alleati in essa.